Si sa come negli ultimi decenni il mondo è cambiato più che in secoli. Ed è cambiata la vita degli uomini, sono mutati gli aspetti della quotidianità. Più di tutto sono cambiati i mezzi di trasporto. Chi ricorda più (immagine un tempo familiare) la presenza dei cavalli? Era facile incontrarli all’attacco del breve ma erto strappo del “Magenta” (così chiamato abitualmente dal nome dell’Albergo che ne contornava lo svolto appena in cima). E anche più facile era incontrare, lì e dovunque, quelli dei Fratelli Isella, numerosi tra gli scali merci delle stazioni della Nord o dello Stato, attiva spola tra i vagoni arrivati nella notte con l’antracite e il fossile della Westfalia o della Ruhr e l’officina del Gas; e tra l’officina e le case dei varesini, a garantire alimento (coke) alle cucine e ai termosifoni.
Ma i cavalli dei Fratelli Isella, in coppia, si vedevano passare anche attaccati alle vecchie “carovane”: i carri furgone con i quali i varesini di un tempo facevano “sanmartino”, quando toccava loro di cambiare casa e il geloso amore per i propri lari (la poltrona del salotto, la specchiera del buffet, le materasse del letto e magari la gabbia del loreto) esigeva di affidarli a mani sicure capaci di scenderli dal cavatappi delle scale strette di un tempo o di issarli, a forza di spalle fino ad un inarrivabile quinto piano! E così col tempo quei cavalli entrarono in proverbio: i cavalli degli Isella, mentre i primi camion già cominciavano a comparire: i BLR, i 18P. Si era negli anni Venti e la Ditta, prima di essere registrata alla Camera di Commercio come società di fatto di Umberto,Stefano e Giuseppe Isella, aveva già una lunga storia, iniziata prima ancora del nostro secolo.

Una storia di self made men, che prende avvio quando Umberto (el Bertoeù), del 1884, il maggiore di tre fratelli e due sorelle, poco più che decenne lascia alle spalle la scuola per provvedere a sè se non ancora alla famiglia, rimasta orfana della madre, da Calcinate del Pesce va a cercarsi un lavoro: prima mozzo di stalla, poi a Laveno dove a sedici anni acquista sulla fiducia tre cavalli e tre carri.
La fatica molta, i disagi da non dire, ma era già (o stava per diventare) padrone del suo. Venuto più tardi a Varese, aveva trovato una prima sistemazione in via Bizzozzero, dove era la vecchia Osteria delle due spade: faceva vari trasporti, e compera e vendita di vino, che andava ad acquistare in Piemonte: Energico con una fortissima carica di simpatia umana allargava sempre più la cerchia del suo lavoro, senza distinguere la notte dal giorno.
Già orfano appena bambino della mamma, non gli fu risparmiato il dolore di perdere la giovane moglie, che lo lasciò solo con un figlio. Siamo ormai alla vigilia della prima grande guerra. Come capofamiglia Umberto ottenne l’esonero, mentre i fratelli Stefano e Giuseppe partivano per il fronte (e il primo vi fu gravemente ferito).

Sarebbe impossibile ricostruire, se non a grandi linee, gli avvenimenti di quegli anni: basterà dire che a guerra finita i tre fratelli si uniscono, i due reduci cercando un appoggio in chi, in loro assenza, aveva messo ormai le basi sicure per tutti e tre. La vita riprende con forze rinnovate, come sempre dopo i grandi cataclismi, e già agli inizi degli anni ’20 carri, cavalli e da lì a poco i camion della Ditta Isella trovano ricetto in via Cavour.
La storia della Ditta Fratelli Isella tende ora a confondersi, come si è visto, con tutti gli aspetti della vita e dell’attività di una città in crescita come Varese. E anche della città che scompare, con i mesti convogli che accompagnano gli estinti all’estremo viaggio.

Agli inizi degli anni Trenta, con il moltiplicarsi del camion e il diminuire dei cavalli, via Cavour viene abbandonata per gli spazi più agevoli di una nuova sede, costruita negli ampi orti di viale Valganna dove allora la città già cedeva alla campagna. E qui la Ditta Isella ha sede anche oggi, continuando la sua attività, con un efficiente apparato di nuovi mezzi, sotto l’antica insegna ormai quasi centenaria. Scomparsi o ritiratisi i tre fratelli “fondatori”, le assicurano la loro capacità d’intrapresa e le loro cure la seconda e terza generazione discese da Umberto: il vecchio varesino che molti ricordano ancora, con la sua mole possente, arrancare fino all’ultimo in bicicletta, ubiquo sui lavori, il volto illuminato dal largo sorriso.

Tratto da “I Cavalli degli Isella” © 1986 by Vanni Scheiwiller, Milano

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